Descrizione
Si è tenuta martedì 14 aprile 2026 un’importante giornata di formazione dedicata alla prevenzione del suicidio giovanile, un tema delicato e cruciale per la nostra società.
L’incontro è stato curato dalla Dott.ssa Wilma Di Napoli, psichiatra dell’Asuit e dalla Dott.ssa Martina Segatta, psicologa e psicoterapeuta collaboratrice dell’Associazione A.M.A. (Auto Mutuo Aiuto) all’interno del progetto "Invito alla Vita". L’Associazione A.M.A. opera da anni per promuovere la salute attraverso il mutuo aiuto.
Durante la formazione, le relatrici hanno sottolineato come il principale ostacolo alla prevenzione sia lo stigma. Spesso il suicidio viene trattato come un tabù, un argomento da evitare o una "malattia mentale" da nascondere. Al contrario, i dati dimostrano che parlarne correttamente è fondamentale: il suicidio infatti rappresenta oggi la seconda causa di morte tra lə giovani, con un preoccupante abbassamento dell'età media dei casi.
Un punto centrale dell’incontro è stato lo scardinamento di alcuni pregiudizi diffusi: chi compie questo gesto non è necessariamente affetto da una malattia mentale, né può essere etichettato come "pazzo". Spesso, chi pensa al suicidio non desidera la morte in sé, ma cerca disperatamente una via d’uscita da un sofferenza interiore che percepisce come insopportabile e senza fine e che nessuno può essergli di aiuto.
Successivamente sono stati analizzati nel dettaglio le complessità del fenomeno, tra cui i diversi fattori di rischio e di protezione:
- Fattori di rischio: dalle differenze di genere, con un’incidenza maggiore nei maschi, all’impatto della componente sociale e familiare (disagio percepito come debolezza e richiesta di aiuto come fallimento), fino al mancato sostegno familiare.
- Fattori precipitanti: le situazioni di crisi che alimentano stati di ansia e insicurezza.
- Protezione e ruolo degli adulti: l’importanza del ruolo dei professionisti che operano nell'età evolutiva nel costruire reti di supporto solide.
Oltre alla prevenzione primaria (dare ascolto, cogliere i segnali, conoscere le realtà di supporto), le dottoresse hanno approfondito il concetto di post-venzione. Si tratta della "prevenzione secondaria": l’intervento necessario dopo che un evento tragico è avvenuto.
Fare post-venzione significa offrire sostegno psicologico immediato alle persone coinvolte (familiari, amici, compagnə di scuola), riducendo il rischio di ulteriori eventi traumatici e lavorando per ristabilire un senso di sicurezza e continuità all'interno della comunità. Per post-venzione si intende anche la modalità con cui la notizia del suicidio dovrebbe essere comunicata attraverso i mass media: ad esempio l’uso di un linguaggio appropriato, che non vada a glorificare l’atto o a descrivere il metodo, va a diminuire la possibile emulazione del gesto.
In conclusione, la giornata ha riaffermato un messaggio essenziale: il suicidio è un pericolo reale che va esplicitato e affrontato apertamente. Solo attraverso la consapevolezza, l'ascolto e la rimozione del pregiudizio è possibile costruire una rete di protezione efficace per lə nostrə giovani.
Anna Tomasi, tirocinante dell'Ufficio Politiche giovanili del Comune di Trento