Descrizione
Ciao, sono Elisa, ho 20 anni ed ora studio Sociologia a Padova.
Molto prima di scendere in pianura ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno trasmesso, implicitamente o meno, il valore della cittadinanza attiva e che mi hanno dimostrato quanto come individuo potessi fare la mia parte. Ho iniziato con la rappresentanza studentesca, ma come si sa, in questi ambienti una porta apre l’altra e sono arrivata ad entrare in Otium.
Cos’è Otium? E’ un progetto pensato e organizzato da studenti e studentesse delle scuole superiori con il supporto e il finanziamento di enti del territorio. Si è concretizzato negli anni in forme diverse: laboratori, talk, stand up comedy, concerti, contest… Innanzitutto però Otium nasce dalla necessità di uno spazio di aggregazione, dove relazionarsi, dove imparare senza giudizio.
Otium penso sia stato uno degli ambienti più intensi di cui ho fatto esperienza in termini di flussi di scambio di idee, persone, energie. Non è stato facile, lo spazio dove imparare e mettersi in gioco c’era ma le persone che lo costituivano erano molto diverse, con background scolastici e sociali differenti.
Otium oggi non esiste più, la sua ultima edizione è del 2025, ed io credo sia un successo. Mi piace pensare che si sia chiuso un cerchio. Otium è nato come agente di aggregazione e ci ha lasciato quando non ci serviva più il pretesto della progettazione e dell’organizzazione dell’evento per uscire, la comunità che aveva creato stava in piedi da sola. Alle volte quando ci si occupa di queste cose si punta anno dopo anno all'evento più grande, più partecipato, con più finanziamenti. Otium è uscito dall'ottica della produttività in cui alle volte si casca.
Ma non per questo non ha lasciato un’eredità.
In primis alle persone parte del progetto, che hanno fatto loro capacità e competenze che prima non avevano (e forse questo è l’impatto più facile da rilevare, quello che scrivi sul curriculum), e tessuto relazioni ed amicizie rendendo visibile che costruire comunità è possibile. Ma tutto ciò resta anche al territorio. Resta un tessuto sociale forte, resta un precedente di progettazione dal basso, di collaborazione tra persone, restano giovani che hanno idea della loro capacità trasformativa.
Otium mi ha insegnato che la partecipazione giovanile non è “a progetto”, non ha scadenza. La impari in un posto, con delle persone ma te la porti dentro. Oggi molte persone che sono passate per Otium sono attive in tantissime realtà del territorio come volontari e volontarie motivate e presenti. Credo che questo progetto sia un esempio di contribuzione alla qualità della presenza giovanile nella comunità, prima che alla quantità.
Forse, nonostante sia più complesso, la valutazione degli impatti di progetti come questo deve valorizzare criteri che non sono solo numerici ma anche umani, qualitativi, esperienziali.
Mi piace pensare che se oggi Otium non c'è, è perché c'è un altro posto dove imparare senza giudizio, dove mettersi in gioco, dove creare comunità.
Elisa Calzà