Echo Roots – Ritrovare radici, connessioni e umanità camminando

Racconto dellə partecipanti al progetto Echo Roots | PGZ 2025
giovani in cammino con lo zaino in spalla durante la traversata del Lagorai denominata Echo Roots 2025
© Echo Roots 2025 - Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Descrizione

Echo Roots è nato da un’idea semplice, quasi istintiva: condividere con altrə giovani quello che per noi due, negli ultimi anni, è diventato un luogo interiore prima ancora che geografico — la montagna.

Avevamo 25 anni, un passato comune nello scoutismo e una serie di esperienze vissute insieme che ci avevano insegnato quanto fosse potente, per il corpo e per la mente, il gesto essenziale del vivere la montagna.
Camminare, fare fatica, dormire in tenda dopo una giornata di lavoro, svegliarsi presto con l’aria fresca e un sentiero davanti. Scoprire che basta un panino al formaggio guardando le cime per spazzare via stanchezza e malumori.
Odori, rumori, vento, suoni: tutto così naturale, così semplice.
In un mondo che sembra non bastare mai, la natura ci riportava all’essenzialità.
Ed è da lì che è nato il nome: Echo Roots, un’eco che richiama radici profonde — con la terra, con gli altri, con se stessi.

Il progetto ha coinvolto giovani tra i 18 e i 25 anni residenti o attivi in Trentino.
La prima uscita, una giornata sul Bondone, è stata fondamentale: ci siamo conosciuti, abbiamo cucinato con i fornelletti, testato il passo del gruppo e affrontato insieme salite, discese e tratti più esposti.
Abbiamo parlato del trekking che avremmo fatto ad agosto, della destinazione, del materiale necessario e del grande zaino essenziale da preparare.
È stato un assaggio di ciò che ci aspettava, ma soprattutto un primo contatto autentico.

Poi è arrivato il trekking in Lagorai, che da quattro giorni è diventato tre a causa del meteo, che però non ci ha mai scoraggiato.
Anche grazie alla presenza rassicurante di Nicola, l’accompagnatore di media montagna che ci seguiva e che per ogni giornata aveva preparato un piano B in caso di maltempo.
Sono stati tre giorni di cammino, panorami immensi e vita semplice: poche cose nello zaino, tante dentro di noi.
Le attività seguivano un filone preciso: io e il mondo, io e gli altri, io e me stesso, io e il futuro.
Abbiamo scritto una lettera a noi stessi che verrà consegnata mesi dopo, creato mandala con i fili, fatto esercizi di storytelling fotografico. Abbiamo condiviso momenti di silenzio e riflessione, altri di canti e risate.

La vera magia, però, è stata la coesione del gruppo.
La montagna unisce. La semplicità unisce.
Camminare sudati e stanchi, cucinare insieme accovacciati davanti a un fornelletto, dividere una busta di riso dopo una lunga salita… tutto questo ha permesso di creare relazioni autentiche, profonde, sincere.
Echo Roots ha dimostrato a tutti noi — partecipanti e organizzatrici — che quando si torna all’essenziale si apre spazio per ciò che conta davvero: ascolto, fiducia, collaborazione, umanità.

Dalla voce di una partecipante: "Echoroots è stato viaggio, scoperta e risveglio. Un tempo dove costruire nuove relazioni, stare nella condivisione, nella semplicità, ma anche nella profondità che la montagna sa regalare. Circondati dalla bellezza della natura, abbiamo camminato lungo sentieri visibili e invisibili, accompagnati da spunti di riflessione .
Abbiamo riso, cucinato, ascoltato, fotografato, giocato o semplicemente vissuto pienamente."

Per questo crediamo che un progetto così possa, e debba, continuare.

A cura di Chiara Battocletti e Matilde Pedergnana

Link al video su YouTube di Echo Roots

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Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Data: Lunedì, 05 Gennaio 2026