Descrizione
Margherita, la frontwoman del gruppo, suona la sega musicale; uno strumento che non ha nulla di diverso dalle seghe che si trovano nei negozi di bricolage o nella cantina di tuo nonno, ma se viene sfregata con un archetto produce dei suoni a metà strada tra l'effettistica dei film horror anni '40 e i più sofisticati sintetizzatori digitali. I Botcha Panotcha rappresentano un punto di domanda nel panorama musicale trentino: si ispirano, nemmeno troppo velatamente, agli Offlaga Disco Pax, Margherita parla, non canta, e raccontano momenti di vita tra il grottesco e l'assurdo conditi da nostalgie extraparlamentari, femminismo (non a caso Margherita è anche fondatrice del blog Soft Revolution ), fonetica e digressioni noise (senza disdegnare influenze indie italiane forse insospettabili). Nell'epoca della self promotion, del social marketing e della dittatura delle immagini, i Botcha Panotcha decidono di non essere "belli": le loro foto sono artigianali e sgranate, i selfie non catturano il loro lato migliore, i fotomontaggi che costellano la loro pagina facebook sono approssimativi e chiassosi. Ma questa è palesemente una scelta. Una scelta che si rifa al vero artigianato artistico musicale; là dove molti loro colleghi si presentano come "grezzi", "veri", "autentici" secondo l'onda di uno snobbismo underground tipico della musica italiana, Margherita e Riccardo scelgono il fai da te, nel senso di grande capannone in periferia dove reperire i ferri del mesterie. Una sega, per esempio.
Poi devono ancora spiegarci cosa significa il nome, ma probabilmente non significa niente.
Maddalena Vialli