Sono alcuni anni che l'istituto tecnico ITT Buonarroti - Pozzo aderisce al progetto Posto Occupato, una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, che diventa particolarmente significativa all'interno di un istituto ad assoluta prevalenza maschile.

Posto Occupato "è un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza. Ciascuna di quelle donne, prima che un marito, un ex, un amante, uno sconosciuto decidesse di porre fine alla sua vita, occupava un posto a teatro, sul tram, a scuola, in metropolitana, nella società. Questo posto vogliamo riservarlo a loro, affinché la quotidianità non lo sommerga."

Qui riportiamo il racconto di una studentessa che ha partecipato ad un incontro inerente al progetto.

Giovedì 17 novembre, alcune classi dell'istituto Buonarroti-Pozzo hanno incontrato, in Aula Magna, l'ispettrice di polizia dott.ssa Maggio, che si occupa, qui a Trento, dei casi di violenza sulle donne.

 

L'incontro rientra nel progetto, perseguito da qualche anno dal nostro istituto, "Posto Occupato", al quale aderiscono e partecipano, di volta in volta, diverse classi, persuasi che tenere viva la cultura della dignità della persona e della non-violenza sia uno dei valori fondativi della nostra civiltà da preservare ad ogni costo.

 

L'ispettrice si è presentata come una donna carismatica, coinvolgente e passionale e ci ha spiegato come funzionano i reati e le relative sanzioni penali riguardo i femminicidi e/o le violenze sulle donne, fornendoci anche alcuni esempi più toccanti, fra i casi presi in carico da lei.

 

In questo resoconto riporterò, dunque, alcune tra le varie interessanti informazioni che abbiamo assimilato durante questo incontro.

 

La storia ci insegna, purtroppo, come la donna sia sempre stata posta in una condizione di subalternità, peggio, per nulla considerata. Quanti sono i nomi di grandi uomini che studiamo ogni giorno a lezione, o che ci vengono proposti in televisione? E quanti sono, invece, quelli femminili? La risposta non è difficile. Sono poche le donne che sono riuscite a farsi ricordare nel tempo e a lasciare un segno o una traccia ben riconoscibile nella storia, e non perché non ne avessero le capacità, ma perché sono sempre state schiacciate sotto il peso dell'uomo, considerate come oggetti di sua proprietà: non persone, ma “cose” e, come cose, prive di diritti; non potevano ribellarsi ai voleri dell'uomo, non potevano avere le proprie idee, non potevano rifiutarsi di compiacere l'uomo. Dovevano obbedire e basta.

 

Oggi, per fortuna, le cose sono cambiate, viviamo in una società moderna e sviluppata, dove viene riconosciuta la parità dei sessi, per cui la donna ha lo stesso valore dell'uomo. Ma abbiamo davvero realizzato questa situazione al 100%? Certo, ora le donne possono tranquillamente prendere delle decisioni ed essere alla stessa altezza degli uomini, ma possono davvero essere tranquille?

 

In Italia ogni due giorni viene uccisa una donna, ogni giorno viene commessa qualche violenza in casa, spesso si verificano casi di stalking e di stupro.

 

Parliamo di stupro ad esempio. Una donna non può permettersi di andare in giro la sera da sola, senza avere paura di essere assalita. Specie se è vestita in modo ritenuto “provocante”. Eh si', perché le donne se le vanno proprio a cercare! Se indossano jeans attillati o minigonne, vestiti corti o un po' più scollati del dovuto, è normale che un uomo le stupri! È normale. Figuriamoci se la colpa è di quell'uomo che non sa trattenersi!

 

Ma passiamo ad un altro argomento, uno dei più discussi nel corso dell'incontro: i femminicidi. La maggior parte di essi vengono consumati proprio dall'uomo che diceva di amare queste donne.

Com'è possibile allora che l'uomo, quello stesso uomo, possa arrivare a compiere un atto del genere? Un raptus? Un'improvvisa forma di insanità mentale? La maggior parte degli assassini che vengono sottoposti a controlli psicologici risulta sana di mente. E allora cosa li spinge ad uccidere la donna che tanto dicevano di amare?

“La amavo. E lei mi ha lasciato! Capisce?” Questa la giustificazione da parte di quasi tutti i soggetti che si sono macchiati del reato di femminicidio. Perché se una donna non ama più il suo compagno, non ha diritto di amare nessun altro. Nessun altro può avere quella donna. Dunque, ancora una volta, la donna come oggetto. L'uomo possiede quell'oggetto, l'uomo possiede quella donna.

 

Dov'è qui la giustizia, lo spirito di uguaglianza, la pari dignità? Quest'uomo poi viene raffigurato dalla stampa e percepito dalla pubblica opinione come "normale", dedito a uno stile di vita tranquillo, apparentemente privo di trascorsi violenti o problematici, un "brav'uomo", ma che la donna si e' permessa di lasciare! Lui l'amava tanto e lei l'ha lasciato!

 

Perdonatemi il commento personale, ma io qui mi stupisco. Quasi fosse colpa della donna essere stata uccisa!.....

L'altro tema "caldo" riguarda le violenze, spesso domestiche, a discapito delle donne. Non si può sapere di preciso quante di esse ne siano coinvolte ogni anno, perché spesso gli uomini vengono denunciati dopo anni di sofferenze o addirittura non denunciati affatto. Ma perché questo avviene?

 

Perché sono donne deboli, emotivamente instabili, legate al loro uomo, da cui dipendono per ragioni psicologiche e culturali. Si dira': “Beh, ma allora è colpa loro se continuano ad essere picchiate”, ma la loro colpa è solamente quella di avere paura. La violenza fisica diviene anche una violenza psicologica.

 

Ci sono casi in cui le donne non vogliono denunciare il marito o il compagno perché hanno paura che non si possa fare nulla e che quindi, tornate a casa, poi le prendano anche di più.

Ma ci sono casi che fanno maggiormente rabbrividire, in cui la donna, nel mentre denuncia, si sente in colpa. “Mi ha picchiato perché ho cotto troppo la pasta. Ed in effetti io avevo cotto troppo la pasta! Poverino, io sapevo che non voleva la pasta troppo cotta!” Queste alcune delle parole che l'ispettrice Maggio ha udito realmente. Donne che giustificano esse stesse queste violenze, come se fosse loro la colpa, come se se le meritassero, in fondo, le botte!

 

Ma la colpa non è loro! Un messaggio che dobbiamo lanciare è proprio quello di denunciare già al primo segno di violenza, di non farsi intimorire, di non aspettare che la situazione degeneri, di non pensare che non accadrà più, perché non è così! Ed il modo per fermare gli uomini violenti, come ci ha spiegato l'ispettrice Maggio, c'è.

 

Per le molestie c'è un primo ammonimento, con conseguente restrizione cautelare (divieto di avvicinamento alla casa o alla donna stessa), che ha successo nell'80% dei casi.

Per le violenze domiciliari c'è una restrizione o una condanna al carcere che varia a seconda che sia violenza da parte del coniuge, violenza assistita, violenza su donna gravida...

Per i femminicidi la condanna varia a seconda della gravita' dei casi, che vanno analizzati attentamente.

 

L'ispettrice Maggio ci ha anche parlato di alcuni in cui lei stessa si e' sentita profondamente ed emotivamente coinvolta, mostrando il suo lato più fragile e umano, facendosi sfuggire, mentre raccontava, anche qualche lacrima di commozione e di felicità per quelli risolti positivamente. Perché è proprio questo che le ha fatto scegliere il suo lavoro: la consapevolezza di aiutare e restituire la vita a donne che erano vittime degli uomini e forse di se stesse.

 

Altea Condelli

Classe 3^CMA