Raccontare per Raccontarsi - Raccontarsi per Raccontare

Vogliamo raccontarvi della nascita di un romanzo, "Anastasia & Anna", che ci ha incuriosito per la storia della sua autrice: Anna Brussich, una diciassettenne trentina, che frequenta l'ITT M. Buonarroti - Pozzo e che ha deciso di scrivere un libro.

Quando scrivere diventa un modo per rielaborare il proprio vissuto e immaginarne nuove possibilità, non si parla più solo di un libro, ma di un recettore di sogni, vividi e incontenibili come i 17 anni. La storia di Anna ci colpisce per questo, perchè narra dell'inseguimento di un sogno e della voglia di lasciare una traccia.

anna2Anna, puoi raccontarci chi sei?

Sono Anna Brussich, ho 17 anni e vivo a Trento. Le mie più grandi passioni sono lo sport e la lettura. Mi piace sperimentare cose nuove: amo la montagna, faccio teatro, suono la batteria, partecipo al blog della scuola, sono volontaria croce rossa, sono animatrice e disegno. In poche parole ho sempre qualcosa da fare! Quando mi chiedono cosa odio, io rispondo che odio perdere tempo perché la vita è una sola e bisogna trascorrere ogni giorno come se fosse l'ultimo.

Come è nato questo libro? Come lo descriveresti in tre parole?

La nascita di questo libro, come ogni altra cosa che faccio, si può definire improvvisa. Tutto è partito dalla volontà di scrivere una storia simile a quella del cartone "la città incantata". Puntavo ad un racconto intrecciato in cui si scopre un particolare nuovo ogni volta che lo si rilegge. Lo scopo finale era produrre un regalo di compleanno per la mia migliore amica, l'unica che, nonostante il tempo e i miei mille impegni, cammini sempre accanto a me.
Come definirei il libro in tre parole? Beh, fantastico, emozionante e - come si dice al giorno d'oggi - "intrippante".anna anastasia

Chi è Anna e chi è Anastasia?

Nella realtà rappresentano me e la famosa compagna di viaggio di cui parlavo prima, ma nel libro non sono quel che possono sembrare. La mia storia non parla di due amiche, ma dello sdoppiamento di una stessa persona, che è insieme sia Anastasia che Anna.

Come mai hai deciso di inserire delle illustrazioni nel libro? Sono tue?

Io, come ho detto, amo disegnare. È una passione che è nata un po' per sfida e, guarda caso, per sfida contro Anastasia. Mi diceva sempre "tu non puoi riuscire a fare tutto" e da questa battuta sono scaturiti il maggior numero dei miei hobby: volevo dimostrarle di saper fare sempre qualcosa in più. Ho inserito i disegni nel libro proprio per questo. Essendo un libro a lei dedicato non potevano mancare queste illustrazioni anche perché, all'età di undici anni, eravamo grandi fan dei manga giapponesi.

Perché scrivi e quali emozioni ti genera la scrittura?

Scrivo perché voglio trasmettere quello che provo. Una persona a me cara, dopo aver letto il mio libro, ha detto che ho riportato tutte le mie paure, le mie ambizioni e quello che sto cercando. In poche parole è la mia vita trascritta su un pezzo di carta, con un po’ di fantasia. Quando scrivo riesco a esprime la vera me, è come se riuscissi a togliermi la maschera che indosso tutti i giorni.

annaCome succede che una ragazza di 17 anni, di un istituto tecnico, pubblichi un libro?

Scrivo perché leggo. La lettura, oltre ad essere un modo per sognare, diventa anche uno strumento di studio della nostra lingua. Non occorre leggere Dante o Foscolo, basta leggere quel che piace.

Una volta scritta la bozza iniziale, la pubblicazione è stata una grande sorpresa. Quando mio papà lo ha letto, lo ha inviato ad un editore locale, Curcu & Genovese, a mia insaputa. Il 4 ottobre, il giorno del mio compleanno, mi ha condotto di fronte all’editore: Paolo Curcu mi ha presentato il resoconto di una critica letteraria molto positiva e, accordati i dettagli di pubblicazione, è partito l’iter. Un'emozione unica!

Un consiglio per i tuoi coetanei che vogliono seguire la tua stessa strada...

Imparate a vivere: non chiudetevi in casa con i computer. Non vi servirà a niente.
Leggete: anche se sembra una cosa noiosa in realtà vi permette di sognare.
Fatevi degli amici veri: non intendo quelli di facebook che non vedrete mai in faccia, ma quelli reali, che ci sono quando ne avete bisogno.

Dette queste cose da vecchi, posso definirmi un po’ una mamma rompi. Forse sono nata nell’era sbagliata eppure sto studiando informatica. La tecnologia facilita molte cose, ma sicuramente non facilita i rapporti sociali e la vita reale. Provate a tornare un po’ indietro per qualche giorno, non ve ne pentirete. Se pensate che così facendo potreste essere esclusi dal gruppo, vuol dire che quello non è un buon gruppo, perché gli amici veri non ti lasciano andare via.