peace“Mettici la faccia, apri nuovi occhi: migranti a Ventimiglia”, il titolo della mostra organizzata da ragazzi e ragazze del gruppo scout Trento 8. Nel raccontare ai concittadini l’esperienza, tramite alcune installazioni interattive e pannelli in cui infilare il volto e cambiare prospettiva, l’invito rivolto è chiaro: pensare al fenomeno migratorio con occhi nuovi, avere il coraggio di mettersi nei panni di chi lascia la propria famiglia e la propria tradizione per iniziare il viaggio della speranza.

La mostra ha raccontato la situazione di Ventimiglia, ultima città italiana prima del confine, ma soprattutto quella delle migliaia di migranti che sono passati da lì durante l’estate. Accalcati nei campi di accoglienza provvisoria organizzati da Croce Rossa Italiana e da alcune parrocchie locali, cercano di raggiungere la Francia e il Nord Europa attraversando il confine nonostante i controlli sistematici al confine voluti dal governo francese.

Lungo il percorso il visitatore si confrontava con alcuni personaggi: un ragazzo migrante, un volontario della Croce Rossa Italiana e una giovane scout. “Mettici la faccia!” diventa così un invito per i passanti ad approfondire gli spunti e le informazioni proposte sul retro dei pannelli, per poi potersi guardare “nei panni” dell’altro.

Le informazioni riportate spaziavano dai contesti dei paesi di provenienza al sistema di accoglienza a Ventimiglia, dalle realtà trentine che lavorano per l’integrazione alle impressioni dei giovani scout, nate dal dialogo con i ragazzi in viaggio.

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Una proposta nuova, che vuole comunicare il fenomeno migratorio nella sua complessità, nella sofferenza e nell’incertezza sul futuro che accompagnano famiglie e singoli durante il viaggio; vuole sottolineare come ogni persona in attesa a Ventimiglia abbia una storia, delle speranze e dei sogni, e quanto la risposta al fenomeno migratorio non debba diventare una questione di disputa politica, che accende gli studi televisivi di facili quanto inutili scambio di insulti tra le parti. Al contrario vuole porre le basi per una risposta umana e solidale, che sappia garantire dignità a chi ha deciso di provare a migliorare la propria condizione migrando, ma forse anche alla nostra cultura occidentale, che nel parlare di migranti non sta certo dando il meglio di sé.

 

Articolo scritto dal Clan del gruppo scout Trento 8.

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