L'articolo che leggerete è stato scritto da Astrid Panizza nell'ambito del "Contest di giornalismo partecipativo" e racconta l'esperienza di Silvia Vicenzi, che dopo la laurea triennale in Biotecnologie all'Università di Trento, ha continuato il suo percorso in Svezia per poi arrivare in Australia, dove ora frequenta un dottorato.
Ecco l'intervista e buona lettura!

 

La storia di Silvia parte dall’Università di Trento, dal Dipartimento di biotecnologie, e compie poi un percorso lungo e tortuoso. Adesso la trovo in Tasmania, Australia, e quando cominciamo a parlare è ancora al lavoro, nel suo ufficio, alle 22:30. “A volte rimango anche più tardi”, mi confida ridendo.


Raccontami la tua storia dall’inizio, perché hai lasciato l’Italia e dove sei andata?

“Ho sempre avuto la passione di viaggiare, però ho anche la passione per la scienza, e ho cercato di farle andare a coppia, riuscendoci. Quando ho finito la triennale in Italia, laureata all’Università di Trento in Biotecnologie, sentivo il bisogno di vedere il mondo, ma anche di specializzarmi. La scelta migliore era la Svezia, eccellente nel mio campo e tra i migliori Stati per quanto riguarda l’educazione, quindi ho detto “proviamo”.
 “Ho raggiunto la Svezia cominciando un Master in Medicina molecolare, la miglior scelta della mia vita. E’ stato uno stimolo giornaliero, anche per il fatto che nel mio corso c’erano persone provenienti da tutto il mondo. Dopo due anni mi sono laureata e in Svezia le offerte di lavoro fioccavano. Non volevo rimanere lì, ma quando il giorno dopo la laurea ti trovi cinque offerte lavorative e puoi addirittura scegliere … sono rimasta. Ho lavorato in vari laboratori ma l’unico obiettivo che volevo raggiungere era quello di fare un dottorato.
“Ho sempre avuto il pallino dell’Australia e quindi ho provato a far domanda per una borsa di studio, perché altrimenti non avrei potuto permettermelo. Ho provato un pò così, e mi hanno presa!

 


Quindi ora sei in Australia a fare il dottorato, ho capito bene? E di cosa ti occupi?

“Sì, il dottorato che sto facendo è in Neuroscienze, ma lavoro anche nel dipartimento che si occupa del deterioramento delle facoltà mentali. Sono riuscita inoltre ad entrare anche nel giro dell’insegnamento, e ne vado davvero fiera perché sono l’unica non australiana, all’inizio infatti avevo un po' di paura. Invece va tutto alla grande.
“E’ quello che mi piacerebbe fare in futuro. Seguire la ricerca, però trasmettere anche ad altre persone la mia passione per la scienza. Il ruolo di educatore è importante secondo me per riuscire a passare ai miei studenti i valori importanti della vita, aiutare il prossimo e cercare di far trasmettere a loro volta la passione a chi vuole imparare”.

 

 

Se fossi rimasta in Italia credi che avresti avuto le stesse opportunità che hai avuto all’estero?

“Direi di sì, perché vedo alcuni dei miei vecchi compagni della triennale che sono rimasti in Italia, stanno facendo il dottorato e sono felici. Credo che la differenza sia proprio a livello di personalità, loro si accontentano della loro vita quotidiana, mentre io invece ho bisogno di vivere all’estero, dove sono stimolata ogni giorno.
“Uscire dai confini, dalla propria comfort zone, ti debilita. Devi fare tutto in un Paese dove la lingua né la cultura sono le tue. Ti dà però grandi stimoli, conosci sempre persone nuove, apre la mente”.

 

 

Hai mai avuto qualche esperienza negativa?

“Ho alti e bassi, come tutti. Il mio approccio verso le esperienze negative però è di per sé positivo. Se mi succede qualcosa che non mi piace, mi dico “Devi fare questa esperienza per migliorare un aspetto del tuo carattere”. Rigiro quindi la frittata a mio favore, sono una testarda, se c’è una difficoltà la affronto e continuo, cercando la strategia migliore.

L’intervista è ormai giunta alla fine ma Silvia mi spiega il suo segreto per “ascoltarsi”, che è per lei scrivere su di un libricino tascabile. Nei momenti in cui si sente ispirata descrive così i suoi pensieri, a partire da quello che prova, le sue paure o come affrontare nuove sfide, il motivo per cui sta facendo questa esperienza e via dicendo … si analizza quindi, rileggendo i suoi scritti in un secondo momento.

Mi saluta con un sorriso, quello che ha sempre avuto sul viso per tutta la durata dell’intervista, e il mio pensiero ricorre ai suoi studi e agli sforzi per arrivare dove vuole arrivare. Quello che mi sento di dire è che sono sicura, Silvia, che trasmetti ogni giorno ai tuoi studenti la passione per la scienza, così come hai trasmesso in questa intervista la tua passione per la conoscenza, per il viaggio e l’apertura verso l’ignoto.