TAG:

UN FESTIVAL PER ESSERE LIBERE E LIBERI

Libere e Liberi di Essere è un festival a tema LGBTQI+ che si svolge annualmente a Trento, organizzato dalle associazioni Arcigay del Trentino, AGEDO (acronimo di Associazione Genitori Di
Omosessuali) e dalla Rete ELGBTQI* del Trentino. L’edizione di quest’anno si è svolta nelle giornate tra il 10 e il 19 maggio. Questa rassegna di eventi nasce nel 2013 dall’idea dell’allora presidente di Arcigay del Trentino Paolo Zanella ed è stata organizzata per sette anni, ad eccezione del 2018, dove al posto del festival si è tenuto il Dolomiti Pride, il primo in Trentino Alto-
Adige, di cui il 9 giugno ricorre l’anniversario.
Le iniziative che vengono promosse all’interno del festival hanno carattere molteplice: è possibile partecipare a dibattiti, proiezioni cinematografiche, mostre artistiche, conferenze, rappresentazioni teatrali ma anche a momenti ludici e di festa. Tutte queste occasioni di incontro trovano il proprio tema conduttore nella riflessione sui valori del rispetto delle diversità, dell’uguaglianza e dell’autodeterminazione in ambito LGBTQI+, ma non solo ... continua a leggere

 

PARLIAMO UN PO’ DI GENDER?

Quello che riguarda il genere è un tema attuale di estrema importanza ma anche molto delicato. Ne ho parlato con Barbara Poggio, docente universitaria e prorettrice alle politiche di equità e diversità presso l’Università di Trento, che mi ha spiegato un po’ di questo tema. Gender è un termine inglese che tradotto in italiano significa genere ed indica la propria identità di genere. Spesso l’utilizzo della parola in inglese crea molta confusione e fa nascere il sospetto che dietro ai cosiddetti Gender Studies si nasconda una vera e propria ideologia. Il termine è entrato nel dibattito culturale attraverso la nascita degli Studi interdisciplinari di genere, una branca che studia appunto i significati socio-culturali dell’identità di genere. Gli studi di genere indagano non tanto le differenze tra uomo e donna ma analizzano le disuguaglianze all’interno della società. I ruoli che uomo e donna rivestono sono delle costruzioni culturali che condensano su di sé rappresentazioni, aspettative e definizioni: sono quindi dei ruoli che non sono riconducibili alla base naturale ma sono costruiti socialmente. La società e le sue costruzioni sono storicamente determinate, sottoposte quindi ai mutamenti tipici del passaggio del tempo e dello spazio geografico. Per comprendere questi mutamenti basti pensare a come sono cambiate nel corso dei secoli le condizioni degli individui: per esempio la schiavitù è stata abolita e non vi è più la distinzione in classi sociali; inoltre nelle diverse parte del mondo i ruoli di genere vengono identificati in maniera diversa: per esempio l’esperienza e i vissuti di una donna in Danimarca sono diversi dall’esperienza e dai vissuti della donna in India, Russia o in Thailandia. Allo stesso modo possono cambiare i ruoli rivestiti all’interno della società tra uomo e donna, proprio perché questi sono delle idee. Per esempio dalla donna ci si aspetta dunque che sia una madre affettuosa e affidabile e che l’uomo debba lavorare per mantenere la famiglia. Ma... continua a leggere

 

IL DIVARIO TRA UOMO E DONNA IN AMBITO LAVORATIVO

Una partecipazione attiva delle donne in tutti gli ambiti lavorativi, dalla politica, alla ricerca scientifica permetterebbe di valorizzare tutte le risorse e i saperi necessari per affrontare le sfide del futuro. Ma quanto c’è ancora da fare? Il dibattito sul genere è di grande attualità ed importanza, basti consultare alcuni dati per capirne il motivo. L’appartenenza di genere rivela delle disparità ancora molto presenti e diffuse all’interno della società, dovute, in certa misura, ad un profondo radicamento nei ruoli di genere tradizionali, insieme ad una ancora poco efficace attenzione sulla problematica. Il Rapporto 2018 sul Profilo dei laureati, svolto da Almalaurea, mostra che la quota delle donne laureate in corso è mediamente più alta rispetto a quella degli uomini (il 53,1% rispetto al 48,2%), così come è più alta la votazione media alla conclusione del periodo di studi (103,5/110 contro i 101,6/110 degli uomini) ed ancora più alto è il numero dei tirocini professionali e degli stage svolti durante il percorso di studi. Nonostante questo, sempre Almalaurea, nel suo Rapporto 2018 sulla Condizione di occupazione dei laureati registra significative differenze di genere, di 6,4 punti in termini occupazionali, a cinque anni dal conseguimento del titolo. I divari si presentano anche sotto il profilo retributivo, con uno stipendio medio di 1.416 euro rispetto ai 1.675 euro a favore dei maschi. Le donne sono anche poco rappresentate nella professione in settori ad elevata specializzazione, nelle alte cariche ed hanno anche molta difficoltà ad accedere ai dottorati. La stessa Commissione Europea, in tema di donne nel mercato del lavoro, rileva che in tutti i paesi dell’UE la partecipazione al mercato del lavoro delle donne è inferiore rispetto a quella degli uomini. Le donne lavorano meno ore, con minori compensi e in posizioni di rango inferiore. La Commissione mostra che statisticamente vi è un divario di genere nei livelli occupazione, nonostante le donne siano sempre più qualificate. Per far fronte a questa situazione sono state individuate una serie di leve strategiche, come la garanzia di congedi per motivi di famiglia equamente ripartiti fra i generi, le modalità di lavoro flessibili o i servizi di assistenza formale. Sempre la Commissione, nella scheda tematica 2017 Le donne sul mercato di lavoro, ci dice che purtroppo l’Italia, insieme a Lituania e Slovacchia, non ha introdotto nessuna di queste misure. L’importanza... continua a leggere

 

 

 

Articoli scritti per Trentogiovani da Valentina Chelodi, concorrente del Contest Giornalismo Partecipativo 2019 organizzato da Tempora Onlus.