La incontriamo virtualmente ad Atene, in Grecia, dove vive al momento, facendo uno stage all’ufficio delle Nazioni Unite. Marcella Zandonai ci accoglie nella sua camera da letto, con i capelli raccolti e il pigiama, è sera tardi. E’ trentina Doc, nata nel 1992 e cresciuta nel capoluogo. La casa della sua famiglia dà sul torrente Fersina, a pochi passi dal ponte dei Cavalleggieri, ma in questi ultimi anni è stata cittadina del mondo, spostandovisi da una parte all’altra più di una volta, per studio o per lavoro.

Che cosa ti spinge a muoverti in continuazione? A non rimanere più di qualche tempo in un solo posto?
“Il desiderio e la possibilità di viaggiare mi sono stati dati da mia madre soprattutto. Lei infatti, negli anni 70’, decise di lasciare il suo paese trentino in cui non si riconosceva e di andare in Germania, a Berlino. Aveva 16 anni e si è adattata ad una realtà totalmente diversa da quella trentina, imparando così il tedesco. Con il passare degli anni è tornata e si è stabilita a Trento dove insegna tuttora tedesco. Ha deciso di trasmettermi questo amore per l’ignoto già da piccola, parlandomi in tedesco, lingua che usiamo in casa ancora adesso come l’italiano. Inconsciamente mi si è aperto qualcosa nel cervello,le sue storie mi hanno portato a voler cambiare qualcosa. Così ha avuto inizio il mio primo viaggio, ancora da adolescente: sono andata a fare l’animatrice un’estate in Turchia, Paese scelto solo perché era il più lontano tra la rosa di proposte”.

 

 

All’Università ti sei stabilita in un posto diverso da Trento e lì sei rimasta?
“Sì e no! Ho fatto la triennale in Diplomazia e relazioni internazionali a Forlì, ma dopo il primo anno passato lì non mi piaceva il posto e ho fatto, quindi, il secondo anno a Madrid e sei mesi del terzo in Grecia.
Finita la triennale, nel 2016  mi sono spostata in Germania dove ho fatto un Master sempre nel campo delle relazioni internazionali. Ho quindi svolto un tirocinio in Australia, dove ero già stata e ho visitato anche una parte dell’Asia. Adesso invece sono in Grecia dove sto facendo un tirocinio per le Nazioni Unite”.

L’Italia ti sta stretta? E dove pensi possa essere il posto in cui stabilirti?
“Devo esser sincera, l’Italia mi sta stretta, il Trentino no, ma non vedo nessun tipo di futuro nel Trentino per quanto riguarda quello che vorrei fare io, perché è una realtà piccola e io al momento ho bisogno di altro. Non lo so dove sarà il posto in cui mi stabilirò, sto viaggiando per cercarlo. Ho già visto molti luoghi nel mondo. Ho vissuto in molti Stati, ti cito quelli in cui mi sono stabilita per un minimo di tre mesi almeno: Spagna, Germania, Finlandia, Kenya, Turchia e Australia. Ho visitato poi Nuova Zelanda,Vietnam, Indonesia, Singapore, Marocco, Russia, oltre ai Paesi europei s’intende. Forse mi sto dimenticando anche qualche Stato! A raccontarti tutto ti verrebbe un articolo da cento pagine”.

 

 

Sei riuscita sempre a mantenerti pur viaggiando così  tanto o la tua famiglia ti ha aiutato in questi anni?
“Ho sempre lavorato e i miei genitori hanno sempre voluto darmi un contributo. Adesso che non studio più, impongo a mia mamma di non mettermi soldi sulla carta perché se fosse per lei mi troverei ogni mese qualcosa sul conto”.

Per quanto riguarda il lavoro, cosa vorresti arrivare a fare?
“Non so cosa vorrei fare più avanti, ti dirò la verità, mi sento un po’ confusa. Vorrei coniugare il lavoro burocratico con quello sul campo. Finita l’esperienza qui in Grecia però so già che andrò in Nuova Zelanda. Vedremo!”.

Come mai la Nuova Zelanda? Hai progetti che ti portano dall’altra parte del mondo?
“Per ora non è che abbia già un progetto in mente, ma sento che la mia vita deve passare da quelle parti nuovamente. Voglio stabilirmi in Nuova Zelanda per qualche tempo, non per sempre, ma parto con un biglietto di sola andata, la mia vita va così. Non mi piace farmi troppi progetti futuri. A chi leggerà voglio dire di non pensare che ci siano scadenze, che ci sia da fare qualcosa entro una certa data. Nessuno ti corre dietro, nessuno ti giudica. E se anche qualcuno lo fa, lascia che parlino.
Ci sono sette miliardi di persone al mondo, e duecento miliardi di modi di vivere diversi. Finché non viaggi non te ne rendi conto, perché sei in una realtà chiusa e c’è un certo tipo di modo di vivere. Nel momento in cui esci, capirai che le persone nel mondo si pongono diversamente alla vita, nessuno ha un modo di fare sbagliato, solo diverso. Il bisogno primario  è quello di trovare lo stile di vita che ci appartiene, e viaggiare ti concede di vedere, di conoscere, di aprire la mente.