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La prima volta che ne ho sentito parlare, anch’io sono rimasta un po’ basita. Trento? La nostra città’? Una città che non solo all’estero, ma nemmeno qui in Italia nessuno ha mai sentito nominare? Che possibilità potremmo avere?

Ma pensandoci su mi sono accorta che non è una possibilità così inverosimile. Secondo le ultime rilevazioni Istat, a Trento quasi 5 su 10 hanno visitato almeno un museo o una mostra (la media in Italia è meno di 3 persone ogni 10), più del 12% ha assistito ad un concerto di musica classica (Italia: 9,7%), il 24,4% dei cittadini ha assistito ad almeno uno spettacolo nell’anno (Italia: 19,4%). Inoltre, si legge molto: quasi 6 trentini su 10 - record nazionale – legge libri e 63 su 100, quotidiani. Solo il 6,8% dei cittadini (18,5%) è “No Cult”, cioè non ha fruito di spettacoli o intrattenimenti fuori casa o non ha letto quotidiani o libri. Ma questi sono solo dati e non dicono molto.

Tra i vari pregi di Trento c’è il fatto che sia una città universitaria, che migliaia di studenti stranieri arrivino ogni anno per frequentarne le Università. E questo porta alla creazione di un melting pot che unisce il mondo dell’arte (teatro, cinema, danza, musica…) a quello della ricerca culturale che i nuovi arrivati portano necessariamente con sé. Ed è qui che si vede la cultura: nell’accogliere “l’altro”, nell’accettare le sue abitudini.

La cultura non è solo tradizioni da portare avanti in modo rigido e a volte anacronistico, ma è anche multiculturalismo, apertura mentale. Questo, solitamente, è sempre stata una prerogativa delle città marinare: un porto significa migliaia di persone che passano ogni giorno e quindi significa mentalità più aperta verso il “diverso”. Tuttavia, sebbene Trento si trovi incastonata tra queste splendide montagne, è sempre stata frequentata da molte persone provenienti da culture diverse. È un passaggio obbligato tra l’Italia e l’Austria, una specie di porto. Per Trento non passavano navi, ma persone. È la frontiera storica tra Italia e Nord Europa, tra Mediterraneo e continente antico. Tutto questo la rende ancora oggi il nodo tra l’Italia e il mondo.
Non completamente italiana, non completamente tedesca, Trento non è stata italiana dal 1861: per noi, la Prima Guerra mondiale è stata 14-18, non 15-18. I nostri bisnonni hanno combattuto per l’imperatore, non per il re; fino a un secolo fa guardavamo a Vienna, non a Roma. E questo ha influenzato la nostra mentalità, quindi la nostra cultura.

 

Giulia scrshot


Inoltre, la nostra città è stata importante nella Storia. Prima di tutto come sede di un Concilio, uno dei più importanti della cristianità, tra l’altro: il concilio di Trento che ha dato il via alla Controriforma e ha segnato la fine del Rinascimento. Ma la sua rilevanza storica non è solo dei secoli passati: anche nel secondo Novecento, cioè negli episodi cruciali della grande costruzione europea, è stata terra d’origine di un padre politico della UE come Alcide De Gasperi. E per questo motivo la candidatura diventa ancora più fondamentale nel momento in cui si vede allontanarsi il sogno di un’Europa unita nella pace e nel rispetto dei diritti umani, e non solo come mera realtà economica.


Io trovo che un ulteriore sostegno a questa candidatura si trovi anche nel fatto che siamo una provincia a statuto speciale. Se qualcuno ha deciso questo, circa ottant’anni fa, significa che ha riconosciuto questo nostro essere speciali. E in che modo siamo speciali? Nella cultura e nella Storia che, ricordiamoci, non è né solo passato né solo presente, ma un buon miscuglio tra i due.


Eppure, nonostante tutto questo, non è molto conosciuta né a livello nazionale, né a livello internazionale. Quando mi devo presentare dico sempre : “I come from Trento, a city in the north-east of Italy”. Altrimenti, l’unica risposta che ricevo è una faccia spaesata. Ed è per questo che dovremmo diventare città della cultura 2018. Per farci conoscere. Trento è una città fantastica, piena di musei e di cultura (non è Roma, ma ci sono palazzi antichi pieni di affreschi, basta non focalizzarsi solo sui negozi e guardarsi un po’ in giro), ma è poco conosciuta. Piccola com’è, non ci vorrebbe tanto per visitarla tutta e per una volta poter dire veramente: “Ho visitato una città!”, non solo dopo aver visto velocemente le maggiori attrattive turistiche. A Trento questo si può fare e quindi ripeto che, anche se all’inizio può sembrare un po’ strano, anche Trento ha tutte le carte in regola per essere capitale della cultura.

Giulia Morelli, 3 I Liceo L. Da Vinci.

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