Osservo con ammirazione il versante della montagna: migliaia di abeti si succedono l'un l'altro, formando un tappeto verde uniforme che si spinge dalle pendici fino alla cima, dove si dirada man mano. Sposto gli occhi da sinistra a destra: sembra che il bosco voglia occupare ogni metro di terra fertile, fino a che… ZACK, inaspettato, uno squarcio sembra spezzare in due la montagna. Un taglio netto, dritto, non naturale, dove il verde scuro degli alberi lascia il posto a un verdino giallognolo che si alterna a chiazze di terra.

Muovo lo sguardo verso l'alto: la striscia continua e ogni cento metri è occupata da una alta torre in metallo e cemento armato, in forte contrasto con l'ambiente circostante. I piloni sono collegati tra loro con robusti cavi d'acciaio, visibili anche dalla mia posizione, su cui si muovono numerose cabine: sto osservando una funivia.

A ognuno di noi è capitato di assistere a una scena simile, per il semplice fatto che nella nostra regione è impossibile muoversi di qualche chilometro senza osservare uno di questi impianti. Le funivie sono state portate in Trentino nel lontano 1891 dal nobile Leopoldo Pilati, che ne fece costruire una per il trasporto di legname a Mezzotedesco, l'attuale Mezzocorona.

L'invenzione sembra essere piaciuta, visto che oggi le funivie sparse nella nostra Provincia sono circa 250, e dare un numero preciso risulta impossibile, visto che ne vengono continuamente costruite di nuove. Queste si distinguono non solo per lunghezza, struttura e luogo in cui sorgono, ma anche per tipologia: si va dalla semplice funivia, a seggiovie, cabinovie e qualche bidonvia (ormai queste sono tutte dismesse). Possono portare da una decina di persone a oltre cento, e servono soprattutto nelle zone in cui si scia.

D'inverno, specialmente nei weekend, quando le piste sono super affollate anche le funivie sono prese d'assalto; molte di queste però non aprono solo da novembre a marzo, ma anche durante il resto dell'anno. Capita quindi spesso, durante un normale giorno lavorativo, di assistere a scene desolanti, come decine di cabine che risalgono la montagna senza trasportare nessuno: infatti gli impianti di questo tipo sono da un lato vantaggiosi, visto che con un unico meccanismo sono in grado di trasportare moltissime persone, dall'altro questo comporta che, per l'utilizzo da parte di una sola persona, si debba mettere in moto tutto l'impianto.

Sorge dunque una domanda: sono davvero necessarie tutte queste funivie in Trentino? Secondo la Provincia la risposta è affermativa, senza dubbio; da anni infatti, sfruttando l'abbondanza di risorse dovuta all'autonomia, la costruzione di strutture di questo tipo viene agevolata economicamente, e questo rende la creazione di nuovi impianti possibile anche in luoghi dove, visto il poco utilizzo, sarebbe impensabile credere che i guadagni dei biglietti possano coprire i costi di costruzione, manutenzione e gestione.

Non stiamo parlando di due lire, visto che la sola costruzione di una funivia costa dieci milioni ogni due chilometri, nei casi più economici. Inoltre anche la bolletta dell'energia per un tale impianto non è indifferente: consuma in un'ora tanta elettricità quanta una persona normale ne utilizza in sei mesi. Per questo motivo, nonostante i dieci euro di biglietto ci sembrino un'enormità, la maggior parte di questi impianti ha un debito enorme.

La spiegazione che viene data per il sostegno a strutture che in un libero mercato fallirebbero è semplice: funivie e cabinovie sono un servizio offerto alla popolazione, che rendono la montagna più accessibile, per questo i soldi dei cittadini sono spesi bene.

Ma è davvero necessario che ogni cima sia raggiungibile a chiunque? È giusto che la montagna debba diventare una meta turistica e non più un traguardo per gli appassionati, da raggiungere con la fatica? Mi pongo queste domande quando, durante un'escursione, vedo passeggiare, apparentemente ignare di essere a 2000 metri, persone vestite come per andare in centro, che indossano sandali o ciabatte in mezzo al prato, incuranti di vipere e storte.

Il più grande pregio della nostra regione è, a parer mio, la bellezza del suo ambiente naturale; sarebbe un errore non puntare su di esso ma, al contarlo, cercare di civilizzare (o meglio rovinare) con nuove funivie anche le ultime vallate rimaste incontaminate. Piuttosto bisognerebbe puntare sulle molte che già esistono, cercando di rilanciarle, e allo stesso tempo sostenere una nuova economia, basata sulla frequentazione dei monti da parte di chi vuole trovare un po' di tranquillità. I costi sarebbero certamente inferiori rispetto a quelli da sostenere per creare una nuova pista da sci, e ci potrebbe essere un grande guadagno, oltre che per la natura, anche per gli abitanti delle zone montane.

Pietro Malesani 5ªC - Liceo L. Da Vinci

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