Venedì 25 ha preso vita anche a Trento la Notte Europea dei Ricercatori, l'evento che da dieci anni rappresenta una bella occasione per conoscere, sperimentare e imparare qualcosa in più sulla ricerca nella proprià città. Una vera e propria fiera dove università e centri di ricerca espongono in modo semplice, efficace e spesso divertente i risultati del proprio lavoro; piace a tutti, soprattutto a bambini e ragazzi, e ogni edizione è più affollata della precedente. Il titolo stesso dell'iniziativa però passa a volte inosservato: la notte è dedicata ai ricercatori, uomini e donne di ogni nazione che hanno fatto della ricerca la loro missione. Un lavoro difficile, per "cervelloni", ci si immagina ragazzi e ragazze chini sui libri o chiusi in un laboratorio tra provette e cavie: un mondo precario, stipendio basso e tanta voglia di scappare all'estero. Ma è davvero così? Per scoprirlo bisogna chiederlo a loro... durante loro notte!

ricertori1Partiamo subito con la roba tosta: matematica. Nello stand del Dipartimento di matematica dell'Università di Trento ci sono bambini e ragazzi che si cimentano con corde, tasselli di legno e dischetti di ferro. E i numeri? Le equazioni? Dove sono tutte quelle cose che a scuola ci facevano tanta paura?
"La matematica serve a capire la realtà e le cose che ci circondano, è la scienza più rigorosa perchè non puoi confutare i numeri, ma al tempo stesso è la più astratta". A parlare è Paolo, 31 anni di Torino, che propone ai visitatori un gioco apparentemente semplice ma che mette tutti in difficoltà: tenere una corda per le due estremità e formare un nodo senza staccare mai le mani dalla fune. "Nessuno ci riesce al primo colpo, il segreto è partire dalla tesi per formare un ipotesi e non viceversa: prima formi il nodo e poi provi a scioglierlo. La matematica fa anche questo: ti apre la mente". Paolo parla della matematica in modo appassionato e molto concreto eppure da un non addetto ai lavori un ricercatore in matematica può sembrare un vero e proprio marziano. "In tanti mi chiedono: "Ma cosa fai tutto il giorno? Ti pagano per far di conto?". La realtà è ovviamente più complessa e le condizioni della ricerca non sono favorevoli ma se c'è entusiasmo l'incertezza sul futuro mi spaventa un po meno".

Alcuni stand saltano all'occhio per le luci e i colori, in uno di questi Daniele ci attira con una richiesta bizzarra: ricercatori4"Posso farvi una foto termica?". Dopo lo scatto, molto suggestivo e personalizzato, il ragazzo roveretano di 30 anni ci spiega che si occupa i sviluppare sistemi di sicurezza attraverso il rilevamento termico. "La foto è una scusa per attirare le persone, poi gli spieghiamo che la nostra immagine non è solo quella che vediamo allo specchio e senza utilizzare la vista possiamo comunque essere percepiti e captati da sistemi sofisticati come questo". Sembra fantascienza, e anche un pò inquietante, allora gli chiediamo se un giorno grazie alla ricerca potremo teletrasportarci o leggere nella mente. "Questo non lo so, ma le possibilità sono davvero infinite. Oggi all'FBK facciamo delle cose che solo 6 anni fa sembravano impossibili agli occhi della comunità scientifica. Il problema è sempre lo stesso: i soldi. Ce ne sono pochi e vengono investiti poco nell'Università".

ricercatori3A vista d'occhio nel capannone di Trento Fiere si nota che ad indossare la maglietta dell Notte dei Ricercatori sono sia maschi che femmine, quasi un 50 e 50, eppure nel mondo della ricerca, soprattutto scientifica, le donne sono ancora una minoranza. A cercare di rompere questa barriera culturale si stanno prodigando in molti, tra questi anche il Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell'Università di Trento che propone ai visitatori della mostra un sorta di quiz: sul tavolo ci sono delle tessere con riportate alcune grandi scoperte scientifiche, compito dei partecipanti è quello di indovinare chi ha fatto questa scoperta. La "sorpresa" è che sono tutte frutto della ricerca di scienziate donne e nessuno sa la risposta giusta. "Si tratta di un gioco semplice ma che mette le persone di fronte ad una grande verità: le donne scienziate non solo sono poche, ma sono anche sconosciute". A parlare è Manuela una delle responsabili di questo progetto che ha come obiettivo la sensibilizzazione alle tematiche di genere nel mondo scientifico e degli interventi, soprattutto nelle scuole, per non allontare bambine e ragazze dalle materie scientifiche. "Sono dati ormai più che acclarati: se alle elementari bambini e bambine sono parimenti appassionati a scienza e matematica con il passare degli anni l'interesse delle ragazze scende vertiginosamente e basta entrare in una qualsiasi aula di ingenieria per notare questo gap di genere"

Maddalena Vialli

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