Stefano Guerrini è uno dei 28 finalisti italiani del Sony World Photography Award 2016, forse il più grande concorso fotografico mondiale, che si è concluso in aprile. E' con orgoglio che ha portato le vette del Brenta al terzo posto fra le immagini italiane inviate al concorso, vincendo un premio al National Awards con la fotografia "Selfie Nero Lake", nella sezione Panorami Open Competition.

L'artista racconta...

Sono Stefano Guerrini, nato a Trento nel 1978 ma originario del Trentino solo per metà, perché una parte di me ha origini in Umbria! Vivo a Trento, ho studiato ingegneria presso l'Università di Bologna.
La mia passione per la fotografia è iniziata molti anni fa. Ho vari ricordi. Il primo contatto l'ho avuto da bambino quando, come accade penso più o meno a tutti, mio padre, mi dava il compito di fare le foto o il filmato delle vacanze, cosa che io divertendomi facevo volentieri. Mi ricordo molto bene anche la prima volta (penso come tutti gli appassionati di fotografia) che presi in mano una reflex e la strana e piacevole sensazione di guardare attraverso il suo oculare. Al tempo le reflex erano analogiche e avevano degli oculari che regalavano emozioni!
Ho iniziato ad interessarmi alla fotografia leggendo alcuni libri fotografici sulle tecniche di fotografia, "nuovo trattato di fotografia moderna" di Michael Langford e "Segni di Luce" di Antonino Pennisi sono stati i primi, letti ancor prima di comprare una macchina fotografica. Ho iniziato a scattare con una Canon G3, una compatta, che oggi con rammarico mi pento di aver venduto ad un amico per poter raccimolare qualche euro per prendere la mia prima reflex, una 30d. Il mio primo obiettivo per anni è stato un 50mm fisso f/1.4, una lente relativamente economica ma davvero bella da usare.
Amo le montagne della mia regione. In particolare amo le Dolomiti di Brenta. Questa regione è un sogno per chi ha la passione per la fotografia paesaggistica e non solo! Forse il segreto di apprezzare veramente quello che ci circonda e che abbiamo è andare lontano, perderlo per qualche periodo, per poi ritornare e poter riassaporare con spirito nuovo la terra in cui siamo nati e cresciuti. Ricordo con piacere in questo senso i frequenti viaggi fatti con gli amici per andare o tornare da Bologna e quella sensazione di pelle d'oca quando in direzione nord, finita la pianura, si iniziavano ad intravedere le prime montagne! Nell'ultimo anno sono stato letteralmente catturato e ispirato dai dipinti dei paesaggi di Albert Bierstadt, che creava i suoi quadri dopo aver scattato una fotografia al paesaggio che voleva dipingere. Aveva una grandissima capacità di trasferire la luce delle sue foto (e dei suoi ricordi nel momento dello scatto) sulle sue tele attraverso un magistrale uso dei colori!
Mi capita spesso,quando vado a fare un'uscita fotografica, di trovare persone (in montagna tutti sono più loquaci, gentili e sorridenti) che si fermano quando mi incrociano e mi chiedeno con curiosità cosa stia facendo e come scatto le mie foto. Questo potrebbe essere per me uno spunto per pensare di poter realizzare dei workshop fotografici magari per andare proprio nei posti dove sono state fatte queste foto premiate al Sony World Photography Awards 2016.
Credo che ogni fotografia sia sempre migliorabile, credo di dover imparare ancora tutto e che in fondo il piacere sia proprio tutto lì, nell'apprendere. Mi piace pensare che ciò che fotografiamo sia per sempre!

Ho il piacere di avere due fotografie selezionate per le fasi finali del concorso Sony World Photography Awards 2016: "Selfie Nero Lake" e "Dolomiti Clouds". E' stato un onore poter portare alle fasi finali, con le mie immagini, due paesaggi del Trentino, la nostra Terra.

Selfie Nero Lake
Ho sempre pensato che nella fotografia di paesaggio la presenza umana dia un notevole valore aggiunto all'immagine stessa, sia perché la presenza di una persona dà, agli occhi di chi guarda, le giuste proporzioni al paesaggio fotografato, sia per il profondo e significativo legame che a volte può esprimere fra l'uomo "esploratore" e la terra "esplorata" e che è presente nelle più belle fotografie paesaggistiche. Quel giorno d'ottobre ero da solo in uno dei posti più fotografati del nostro Trentino, il Lago Nero sopra la val Nambrone. L'unico modo per avere una presenza umana era proprio quello di ritrarre me stesso nella mia stessa fotografia. Ho quindi pensato di "entrare" nella mia fotografia lasciando la macchina fotografica sul cavalletto collegata ad un telecomando che ha iniziato ad attivarla per scattare una foto ogni minuto dopo un iniziale ritardo di circa 10 minuti. Giusto il tempo per correre dalla parte opposta del lago e cercare la posizione più naturale possibile sulla roccia che desse la composizione dell'immagine migliore. Giusto il tempo per "saltare" dentro la mia foto. Un amico su Facebook, ad un mio commento dove dicevo che la fortuna è stata avere la Luna che nel frattempo era sorta dietro il Brenta, mi ha risposto dicendomi che la fortuna è stata anche ritrovare la mia attrezzatura al ritorno dopo aver fatto la foto! L'avere messo la macchina fotografica vicino all'acqua mi ha permesso d'ottenere una prospettiva particolare dove le rocce vicine al lago, sopra le quali stavo, si confondono in dimensione con le montagne del Brenta che stanno dall'altra parte della val Rendena. L'occhio è quindi ingannato dalla prospettiva e la mia figura appare molto grande rispetto alle montagne del Brenta e alla stessa Luna!

Dolomiti Clouds
Un'altro scatto selezionato per le fasi finali è "Dolomiti Clouds", una delle 40 immagini (della sezione panorami) che riceveranno una "lode" (commended image) e che saranno esposte durante la mostra alla Somerset House di Londra. Come e dove è stata scattata? Lo scorso 15 agosto (2015) ero stato, nonostante il brutto tempo, con degli amici al rifugio G.Segantini, sopra la val d'Amola che si raggiunge salendo dalla val Nambrone imboccando la strada poco prima dell'abitato di Sant'Antonio di Mavignola dopo Pinzolo. Nel pomeriggio per poco tempo il cielo si è aperto e la luce del sole ha attraversato le nuvole e illuminato la val d'Amola e il Brenta in lontananza. 'stato un momento speciale che mi ha regalato la gratificazione perfetta dopo aver portato sulle spalle per l'intera giornata la mia pesante attrezzatura fotografica e dopo aver camminato tutto il giorno sotto l'acqua battente. Sono stato affascinato dalle opere di un pittore, maestro del suo tempo, Albert Bierstadt. E questa immagine per le condizioni in cui è stata scattata (temporale, luce, conformità del terreno) e per come è stata sviluppata mi ricorda in particolare uno sei suoi dipinti "A Storm in the Rocky Mountains, Mt. Rosalie". Con questo non voglio assolutamente confrontarmi con Bierstadt, ci mancherebbe!


Stefano Guerrini

Info:

Qui potete trovare maggiori informazioni su Stefano e godervi le meraviglie del Trentino (ma non solo) attraverso le sue fotografie:

E-mail: guerrinistefano@yahoo.it
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