joyholler2Il progetto Joy Holler vede le sue prime luci nel settembre 2015 a partire da un’idea di Simone, che, con Lorenzo, decide di dare vita ad un nuovo progetto ispirato alla black music. La storia della band è fatta di coincidenze: tutto ha inizio con il casuale incontro fra Lorenzo e Marco durante un viaggio, che li vedeva seduti fianco a fianco senza nemmeno conoscersi. Nel raccontare dell’idea di un nuovo progetto, Lorenzo scopre che sia Marco che suo fratello Andrea sono alla ricerca di nuovi stimoli musicali in cui tuffarsi e tra una curva e l'altra Simone, Lorenzo, Marco e Andrea decidono di incontrarsi per discuterne meglio: già nello stesso mese entrano in sala prove per dare vita a Joy Holler. Gli artisti a cui si ispirano sono Ben Harper, Bruno Mars, Cody ChesnuTT, Curtis Mayfield, Gorillaz, John Legend, John Mayer, Lenny Kravitz, Maroon 5, The Roots e Stevie Wonder. Robetta da poco insomma.
Nel febbraio 2016 esordiscono suonando in alcuni locali di Trento e della provincia, in maggio partecipano a Over The Hill e al Festival dell'Informazione Indipendente di Arco (TN). Decidono subito di partecipare ai concorsi della zona, il modo migliore per farsi conoscere quando sei una band giovane, e la qualità emerge subito: arrivano in finale al Centro Musica Awards e dopo un'esibizione entusiasmante di fronte al pubblico dell'auditorium Santa Chiara, vincono il primo premio che gli dà diritto di partecipare a costo zero al corso base di Area Sanremo.jh3
Nonostante la giovane età non è la prima volta che il festival della canzone italiana entra nella vita dei Joy Holler, in che modo? Simone, cantante e tastierista del progetto, è il fratello di Stefano Bannò, in arte Anansi, una vera e propria icona della scena raggae e funk di Trento che nel 2011 partecipò a Sanremo Giovani con la canzone "Il sole dentro". Le influenze del fratello maggiore si sentono nella musica proposta dai Joy Holler; sonorità della black music, tappeti di synth che ricordano il meglio del funk anni 70 e una sfumatura raggae che non guasta mai. Anche i due brani portati sul palco del Santa Chiara hanno rappresentato al meglio le anime dei Joy Holler, un primo brano originale scritto in inglese e il secondo una cover de "La vita all'incontrario" di Simone Cristicchi, dove si è potuta apprezzare la verve del cantante e l'energia dei musicisti sul palco che hanno strappato un lungo applauso del pubblico. La strada da fare è appena iniziata per i Joy Holler, ma tutto sembra promettere per il meglio.