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Promozione politiche per l'infanzia: Amministrazioni comunali in rete Seminario "I bambini interpellano la città" - Borgo Valsugana 19 maggio 2007
La premessa del convegno:C’era una volta una parola per definire un certo tipo di bambini (la maggior parte, per la verità): spiazaroi. Erano quelli che passavano molto tempo in piazza e sulla strada. Non era quello che si dice un complimento. Voleva dire monello, discolo.
Ci diceva di bambini con le ginocchia graffiate, qualche macchia sui vestiti, una bicicletta scassata, i capelli arruffati. Era una parola che, però, aveva in sé affetto, simpatia, nostalgia. Perchè spiazaroi, per un tempo più o meno lungo, lo siamo stati davvero tutti o quasi. Per fortuna. Ma, da un certo momento in poi, questa vita “all’aria aperta” è diventata oggetto delle politiche pubbliche. Di progetti. La strada, apparentemente, è il luogo più democratico del mondo: ci va chi vuole, quando vuole, e dove vuole. Ma l’apparenza inganna. Perché la strada è off limits per categorie di persone in possesso di diritti affievoliti. Per i ciechi. Per i disabili. Per le mamme con i passeggini. Per le persone anziane. E per i bambini: che sono la metafora di ogni cittadinanza debole e provvisoria.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate, anche in Trentino, esperienze variamente denominate (“A piedi sicuri”, “A scuola con gli amici”), che hanno in comune il tentativo di restituire ai bambini le strade delle nostre città. Esperienze che si sono date obiettivi molteplici: sensibilizzare le famiglie e le giovani generazioni, mostrando come sia possibile una maniera “altra” di vivere la città, i suoi tempi ed i suoi luoghi; sperimentare modalità differenti nell’organizzazione urbana e sostenere il suo molteplice valore d’uso; ripristinare, attraverso modalità partecipative e inclusive, un senso agito e vissuto della democrazia anche come riappropriazione dei luoghi di vita e di relazione; contrastare l’inquinamento.
Per una volta, nell’accostarci a queste esperienze, non pensiamo alle best practice (si dice così?), ma a quello che non ha funzionato. Chi, come noi, ha creduto e crede davvero a queste prospettive non può sottrarsi ad alcune domande in apparenza quasi irriverenti.
Quali? Queste. Possiamo dire che questi obiettivi siano stati effettivamente raggiunti? Se sì, quali? E in quale misura? Quali sono, invece, le questioni ancora aperte, i tabù che queste esperienze non sono riuscite a infrangere? Chi decide davvero la gerarchia dei diritti di chi usa la strada e la fa propria? Non esiste, forse, il pericolo di confondere un progetto con una retorica? Detto in modo più ruvido: ci sono la volontà e la possibilità di cambiare “davvero” le città?
Da questo momento pubblico di confronto cerchiamo, allora, di far uscire ipotesi ambiziose ma, nello stesso tempo, praticabili per costruire una città a misura di bambine e bambini